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  • Immagine del redattore: Antonietta Pistone
    Antonietta Pistone
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Agli albori della Scienza Moderna


La Nuova Atlantide è un racconto scritto nel 1627 da Francesco Bacone, uno dei filosofi, scienziati e statisti più influenti dell'Inghilterra del XVII secolo. La storia è ambientata su un'isola chiamata Bensalem, situata in un luogo sconosciuto dell'Oceano Indiano. Bensalem è descritta come una società utopica basata sulla scienza, la conoscenza e la ricerca. Gli abitanti di Bensalem sono tutti scienziati che conducono esperimenti di ricerca per implementare la loro conoscenza in un laboratorio sotterraneo chiamato Casa di Salomone. Ma Bensalem è anche una città religiosa. La religione e la scienza coesistono in modo pacifico e rispettoso.

Qual è il significato intrinseco de La Nuova Atlantide di Bacone? Cosa vuole dire il filosofo con questo racconto?

Bensalem rappresenta l’utopia scientifica e la fede nella tecnica in una società del futuro in cui la conoscenza e la scienza saranno al centro della vita umana e porteranno al benessere generale dell’umanità.

L'opera è significativa per il suo contributo alla filosofia della scienza e all'idea di progresso scientifico. Il titolo richiama il mito di Atlantide che Platone narra nel Timeo, dove si raccontava di una città sommersa a causa dei vizi e della degenerazione morale dei suoi abitanti. La Nuova Atlantide costituisce una sorta di riscatto e di emancipazione, proprio attraverso il sapere e la conoscenza scientifica e tecnologica, da quella società corrotta.

Ma come è organizzata la città di Bensalem? Essa è costituita da edifici modernissimi che combinano tra loro architettura e tecnologia. Le strade sono ampie e pulite. L’economia è ricca e la gestione delle risorse naturali è sostenibile. Vi sono giardini botanici ben curati e animali esotici. Ma tutto ruota attorno alla Casa di Salomone, il centro di ricerca scientifica e tecnologica che vede impiegati al lavoro quasi tutti gli abitanti, scienziati, di Bensalem. All’interno della Casa di Salomone è situato il tempio per le cerimonie religiose. Infatti, sebbene Bensalem sia una città fortemente spinta verso il futuro, la religione occupa un posto molto importante, e convive con la ricerca scientifico tecnologia in maniera armonica, nella convinzione che anche la fede possa giovare al benessere degli esseri umani e dell’umanità tutta. Bensalem, in sintesi, è un luogo dove scienza, religione e progresso collaborano a costituire quella utopica città di ricerca del futuro, immaginata da Bacone in vista di una società fondata sul sapere e sulla conoscenza scientifica e tecnica.

Bacone è anche noto per aver promosso nel Novum Organum il metodo scientifico, fondamentale per lo sviluppo della scienza moderna, e costituito da una pars destruens, gli idola o pregiudizi da superare per poter fare scienza; e da una pars construens, il vero e proprio metodo che muovendo dall’osservazione empirica del fenomeno in natura, procede attraverso la raccolta dei dati, la sistemazione di questi ultimi in tavole della presenza, dell’assenza e dei gradi, la formulazione di una prima ipotesi, cui segue la catena degli esperimenti, fino a giungere all’experimentum crucis, l’esperimento cruciale, che conferma o nega la prima ipotesi.

Anche quest’opera del 1620 ha un titolo polemico nei confronti dell’Organon di Aristotele, che, a parere di Bacone, aveva sviluppato soprattutto la logica deduttiva, a scapito di quella induttiva, che serve per fare scienza, e che è utile a scoprire cose nuove. Ma ad Aristotele veniva contestata anche la mancanza di sperimentazione, che è invece alla base della moderna ricerca scientifica.

In conclusione, Bacone credeva nella scienza e nella tecnica, che egli definisce neutra. Non è nella tecnologia il male, ma nell’uso che se ne fa. Ogni scoperta scientifica può essere utilizzata per il bene dell’umanità o per il suo contrario. E questo uso dipende unicamente dall’uomo, non dalla tecnica in quanto tale. Per questa fede nella ricerca Bacone produsse il nuovo metodo scientifico che nei suoi passaggi fondamentali è riconducibile a quello che Galilei espose nel suo Saggiatore del 1623, con l’aggiunta della matematica, che Bacone aveva tralasciato.

In cosa consiste, dunque, la scienza moderna? Essa è laica e non confessionale; utilizza il ragionamento causale; è dimostrativa; fa uso della deduzione, ma anche e soprattutto dell’induzione; è sperimentale; misura, calcola e quantifica attraverso la matematica; pubblica e condivide i risultati della ricerca con la comunità scientifica internazionale, anche attraverso articoli, libri, atti di convegni, ed infine attraverso la teoria o legge scientifica che viene scritta nei manuali ad uso nelle scuole e diventa così verità scientifica a tutti gli effetti.

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    Antonietta Pistone
  • 3 giu
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Dai cassonetti intelligenti alle strade sporche e piene di buche


I cassonetti intelligenti a Foggia sono stati posizionati dappertutto in città, e la gente ha cominciato a conferire i rifiuti rispettando i nuovi regolamenti comunali per fare la differenziata. Ho già scritto della carente informativa che ha fatto partire l’iniziativa a rilento, in quanto molti cittadini, me compresa, non hanno ricevuto in posta il depliant esplicativo, se non una settimana circa dopo il posizionamento dei nuovi cassonetti. Io personalmente ho fatto molta fatica ad andarmi a cercare le informazioni necessarie su facebook ed internet. Ma pensiamo a chi non sa adoperare mezzi informatici e agli anziani. Detto questo finalmente molti hanno compreso, anche a loro spese, che bisogna differenziare – sebbene le grate dei cassonetti per la plastica fossero troppo strette, e in alcuni casi l’amministrazione ha dovuto già provvedere alla loro sostituzione con nuove griglie più ampie che consentono di conferire i rifiuti nella busta di plastica, evitando di doverli manualmente smistare uno ad uno. Nonostante ciò, ho visto con i miei occhi alcuni cittadini scardinare letteralmente l’apertura del cassonetto, altri lasciare a terra l’immondizia senza differenziare o semplicemente per evitarsi la fatica dell’apertura dei cassonetti che – ricordiamolo – non sono stati ancora predisposti per il funzionamento con la tessera dell’Amiu, e si aprono semplicemente premendo un pulsante ed attendendo il segnale di ok (dopo di che si può procedere come con i vecchi cassonetti, a mano oppure spingendo la leva col piede). Quello che però abbiamo visto in città in questo lungo weekend del ponte del 2 giugno ha avuto dell’incredibile, perché anche in zone dove, fino ad ora, i rifiuti sono stati sempre conferiti correttamente, grazie alla sensibilità e all’educazione dei cittadini, si sono formati cumuli di rifiuti abbandonati ai piedi dei cassonetti, debordanti di rifiuti che non sono stati prontamente raccolti dall’azienda Amiu a ciò predisposta. E, sebbene i cassonetti siano stati definiti intelligenti, certo non lo saranno mai al punto da svuotarsi da soli, se non passa qualcuno a portarceli via. La foto che ho postato per descrivere a colpo d’occhio la situazione registrata a Foggia in queste ultime ore è dei cassonetti di Viale Colombo, zona in cui abito io, e nella quale abbiamo sempre mantenuto un certo decoro nel conferimento dei rifiuti. Decoro che non abbiamo potuto apprezzare in altre aree della città, una per tutte la centralissima zona di Corso Roma. Mi rivolgo pertanto a chi può rendersi attivo nella soluzione immediata di questo problema, perché non è bello che una città che si vanta di ospitare manifestazioni internazionali come il Festival del Cinema dei Cammini, Mònde – solito palcoscenico foggiano per i “soliti noti” – e Festival dei Nerd debba poi offrire agli ospiti questo inquietante scenario come benvenuto. E non è decoroso nemmeno per noi cittadini che paghiamo le tasse e che pretendiamo di avere un servizio dignitoso di raccolta dei rifiuti urbani. Altri scenari indecorosi per chi viene a visitarci da altre città sono le strade di Foggia, ormai ridotte a veri e propri colabrodi, dove vengono sistematicamente effettuate operazioni sporadiche di rattoppamento del manto stradale che, alla prima pioggia importante, riducono nuovamente la strada ad un campo da golf, per dirla con un eufemismo. In quanto in alcune zone, e parlo proprio della mia, sembra piuttosto di circolare su mulattiere di campagna e non su strade cittadine. Con grave pericolo per i pedoni o per ciclisti e motociclisti. Vogliamo fare qualcosa per migliorare nei fatti, e non soltanto in superficie, questa città? Va bene la socialità, il momento di festa e di condivisione, ma vogliamo apprezzare anche l’ordine e la pulizia, la cura del verde e delle strade, e la sicurezza per chi circola a piedi, di giorno e di notte. Perché non possiamo avere una città a misura degli esseri umani che siamo?

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    Antonietta Pistone
  • 1 giu
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La donna che apprese ad inginocchiarsi… davanti a Dio

È questo il titolo dell’ultima pubblicazione in ordine di tempo di Biagio di Iasio, non nuovo a queste bellissime escursioni letterarie, che hanno come tema la riflessione filosofica femminile del Novecento. L’autore, già docente di scuola secondaria superiore nei licei, e dirigente scolastico, ormai in quiescenza, dopo aver pubblicato anche manuali ad uso scolastico e testi di vari altri argomenti, si dedica oggi alla scrittura senza posa, e ha edito, per la Andrea Pacilli di Manfredonia, testi su Maria Zambrano, Edith Stein, Simone Weil ed Etty Hillesum, che è la donna filosofa alla quale ha voluto dedicare il suo più recente lavoro.

Etty Hillesum, ebrea olandese, di famiglia borghese, morì ad Auschwitz, con suo fratello Mischa e i genitori, nel novembre del 1943. Scrisse il Diario e le Lettere per documentare la persecuzione ebraica in corso di Soluzione Finale. La sua esperienza la accomuna a quella di altre donne, eroine del Novecento, come Anna Frank, morta a Bergen Belsen nel 1945, ed Edith Stein, che terminò i suoi giorni ad Auschwitz nel 1942, anche loro entrambe vittime della Shoa. La riflessione di Etty inizia dopo la morte del suo professore di diritto, il criminologo Willem Bonger, suicida qualche ora dopo averla incontrata. Avevano discusso se la democrazia fosse ancora possibile dopo tutto quanto stava accadendo in Europa in quegli anni. Il suo capolavoro è Il Diario, pubblicato postumo dopo la sua morte, nel 1981, che resta ad oggi uno dei documenti più importanti per la testimonianza dei crimini di guerra compiuti dai Tedeschi nei campi di prigionia e di sterminio. Etty presta servizio a Westerbork come volontaria per soccorrere e assistere gli ebrei internati destinati a morire nei campi della morte. Morirà poi con tutti gli altri e con la sua famiglia ad Auschwitz dopo la deportazione nel 1943. Per il tema delle sue riflessioni filosofiche, Etty Hillesum può a buon diritto essere ritenuta, accanto a Maria Zambrano, filosofa della speranza, una delle più grandi pensatrici donne del Novecento. Quella elaborata da queste donne è a tutti gli effetti una filosofia dal volto umano, che è vissuta fino in fondo nella carne, e che si fa vita, uscendo dalle pagine scritte dei loro lavori. I temi trattati nel libro dell’autore Biagio di Iasio sono quelli che hanno appassionato di più la ricerca filosofica di Etty Hillesum: la passione per la vita; la presenza di Dio; la scrittura; la realtà dell’odio e della violenza; l’esperienza di vita che la condusse da Westerbork ad Auschwitz; la personale visione ed interpretazione della donna e del suo ruolo nella storia e nella società. Temi esistenziali di grande attualità e ancora oggi molto vibranti, anche nella società civile, che fanno di Etty Hillesum una pensatrice contemporanea, da leggere e riscoprire anche nelle nostre scuole. Luoghi che dovrebbero diventare sentinelle attive contro la violenza e l’odio sociale. Della vita Etty dice che è attesa, silenzio, buio, apertura, creatività, possibilità, novità, bellezza, amore…bisogna vivere, soprattutto, senza farsi troppe domande…«Il segreto della vita consiste nel saper attendere, nell’evitare di incalzarla con domande circa i tempi degli eventi, nel saper tacere. Vivere la vita come l’artista vive la realizzazione della sua opera senza misurare il tempo, aspettando pazientemente che la sua opera maturi…». La sua riflessione filosofica non può lasciare fuori Dio. Egli è attesa, silenzio, interiorità, ricerca, fede, abbandono, pace, serenità, certezza, compagnia nella solitudine, cura, affidamento, preghiera….durante il suo soggiorno a Westerbork scrive: «Oggi mentre passavo per quei corridoi affollati, ho sentito improvvisamente un gran desiderio di inginocchiarmi sul pavimento di pietra, in mezzo a tutta quella gente. L’unico atto degno di un uomo che ci sia rimasto di questi tempi è quello di inginocchiarsi davanti a Dio». In tutto il dolore dei campi di smistamento e di sterminio solo la scrittura può aiutarla a superare la grandezza della sua esperienza. Essa è silenzio, vuoto, riflessione, interiorità, espressione, terapia, autenticità, essenzialità…«Odio troppe parole, mi danno fastidio. Vorrei scrivere parole che siano organicamente inserite in un gran silenzio, e non parole che esistono solo per coprirlo e disperderlo: dovrebbero accentuarlo, piuttosto». E dell’odio e della violenza scrive che bisogna estirparle del tutto per generare un mondo di pace e di amore…«Ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancora più inospitale». Nel passaggio da Westerbork ad Auschwitz, ella si rende, però, conto che gli uomini sono tutti uguali. In loro c’è bene e male. Non esistono tedeschi, ebrei, o altre categorie distintive. Semplicemente ciascuno decide cosa scegliere e cosa lasciar emergere di sé. I tedeschi hanno scelto la loro parte peggiore: il Male Assoluto. Davanti a tutto ciò non basta una protesta, fosse pure di massa. Soltanto il silenzio, e l’incredulità, di fronte a ciò che sembra incomprensibile, possono esprimere tutto il pudore dell’incommentabile. L’apparente arrendevolezza del popolo ebraico, di fronte al male assoluto che si trovano a dover subire, non è l’accettazione rassegnata di quello che si suole definire il destino degli ebrei, quanto piuttosto il disgustoso sdegno e il coraggio virile di tutto un popolo davanti alla certezza di una morte ingiusta, decisa impunemente da alcuni uomini, che hanno così determinato, anticipando i piani di Dio. E della donna scrive che è empatica, ma paritaria, rispetto all’uomo. Che deve viversi come un mezzo per il suo compagno, dal quale è differente, nel preservare la sua propria identità femminile, e che per l’uomo, che se ne fa compagno, rappresenta un’occasione di crescita, di confronto, e di collaborazione. D’altra parte la stessa Etty aveva amato, di un amore particolare e tenero, il suo dolce maestro, poi scomparso, lo psicochirologo tedesco, Julius Spier, anche lui di origini ebraiche. Julius Spier morì, difatti, il giorno prima di essere inviato al campo di smistamento nazista di Westerbork nei Paesi Bassi, tappa obbligata per gli ebrei olandesi verso il campo di sterminio di Auschwitz, nell'attuale Polonia. Un’altra dolorosa ferita che accompagnerà la nostra giovane pensatrice filosofa fino al momento della sua stessa morte, condannata dalla medesima sorte che era toccata a tutti gli altri ebrei, in quell’epoca storica avvelenata dall’odio razziale e dalla violenza incontenibile del male assoluto. Proprio l’amicizia con Spier, che pur essendo uno psicoterapeuta aveva abbandonato la psicoanalisi, per dedicarsi alla lettura della mano, la aveva avvicinata ad una dimensione spirituale e religiosa della vita umana, inducendola ad ammettere il bisogno di Dio, e di inginocchiarsi davanti a Lui, nel momento disperato della soluzione finale. Spier le aveva infatti consigliato di leggere l'Antico e il Nuovo Testamento, nella versione ufficiale della Chiesa Cattolica, nonostante entrambi fossero ebrei ed entrambi conoscessero le Sacre Scritture dal punto di vista ebraico. La lettura delle pagine del Diario di Etty Hillesum mostra la profonda umanità di una riflessione filosofica al femminile che ha alimentato, insieme a quella delle altre pensatrici più sopra ricordate, il mondo ideale del Novecento. Bisogna essere grati a queste grandi donne del pensiero per aver saputo, con la loro umanità, instillare fiducia e coraggio in un’epoca buia della storia umana, che senza di loro sarebbe necessariamente apparsa ancora più oscura di quanto già non lo fosse. Ancora una volta il contributo delle donne risulta fondamentale per acquisire una conoscenza più completa del periodo storico preso in considerazione. Grazie al professor di Iasio per averci regalato queste perle di saggezza, che dovrebbero essere riscritte nei manuali scolastici ad uso nelle nostre scuole. Perché, oggi più che mai, è indispensabile ritornare a trattare di questi temi filosofici che narrano la vita vissuta dei pensatori e l’esperienza esistenziale che ci accomuna tutti alla comprensione di un’idea universale di umanità.

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